Radio Kabul

C’è chi parte per regalare la democrazia come una nube di ultras va alla partita in trasferta. Pacchetti di Camel, qualcosa per far male e i-migliori-siamo-noi-siamo-noi.
Anche questo trasfertone irto e oscuro è finito in una spossatezza che per un po’ ti farà essere meno incazzato. In una vacuità. Un viaggio durato 20 anni, da malattia a malattia, da morte a morte, da uomini che precipitano da un grattacielo a uomini che precipitano da un Boeing. Vabbè, tanto è dalla Creazione che l’uomo precipita…
Da Afghanistan ad Afghanistan.
Sembrava un itinerario bello liscio. Anche perché da noi la ricetta funziona così bene. Così benino. Un capo giacca-e-cravatta simil occidentale, scuole moderne, laboratori attrezzati, libertà e bellezza per le donne e decisioni che devono appartenere al popolo. E pure qualche albero, ché dietro l’inviato della CNN non se ne vede mai uno, checcazzo. Magari un po’ di Coca Cola nelle teiere a becco, ma pazienza.
Mister Pelikan è entusiasta per questa ideona della modernità express. Nelle scuole moderne abbiamo smaltito le sue vecchie stilografiche in giacenza. E pure le calcolatrici coi tasti grandi che non sapevamo dove buttare. Bravo, le Olivetti. Grandi aspettative pure per Mrs Vanity: le donne le abbiamo denudate, volenti o nolenti. E il popolo? Il popolo si è espresso sull’apertura degli stadi.
Per tutto il resto ha funzionato come sempre il latinorum, o l’inglesorum economicum che è meglio (o peggio) del Corano. Che dici? Ci paiono contenti ‘sti afghani? Sì, ma per sicurezza incarta qualche altra televisione, un po’ di parabole e un altro paio di anchor men. Madonna? Su quella che non cantava hanno tutto un capitolo nel Corano. Gli piacerà anche questa italo-americana. Metticela.
L’impressione, però, è che se da un lato racconti alla gente cartapesta propagandistica e dall’altra prendi gli ordinativi delle lobbies, prima o poi fai dei pasticci.
Deve essere accaduto proprio questo. Uno dice: vogliamo esportare la democrazia. E importeremo profughi. Allora vi facciamo vedere come si fa un governo del popolo. Come no! Sono decenni che nessun paese occidentale riesce a darsi un governo più stabile di un allenatore che ha perso la decima partita di fila!…
No, non è vero: ce n’è che durano 30 anni, ma questo non si dice.
Via la Sharia, dentro il Codice Civile! Come pensavi di farcela in una nazione che nella legge di un dio severo e duro ha risolto da secoli ogni inquietudine democratica?
È chiaro, abbiamo commesso degli errori.
Mi sa che non avevamo fatto i conti con l’Islam, una religione in cui Dio non è morto.
Tutto lì. Anzi, Mr 99 Nomi avrà mandato sciami di cavallette a incasinare gli hub di Amazon: i Buddha nuovi ordinati on line non sono mai arrivati a rimpiazzare quelli fatti saltare in aria dai mujaheddin. E il libero mercato è una religione troppo giovane ed inesperta per vedersela con Allah.
Suvvia, non pensiamoci più. Domani inizia un altro campionato. Almeno portiamoci via qualche souvenir: la cravatta di Ghani, una boccetta con l’aria di Kabul e un paio di traduttori. Metti in valigia anche un turbante talebano, un dolcetto dei pashtun, un Avengers con le fattezze di Bin Laden.
Alla fine va bene i morti che non sai nemmeno contarli, ma gli faremo uno striscione, va bene il senso di sventura definitiva che aleggia nel reticolo di nervi che formano Kabul (che cazzo! non attecchisce neanche un albero), vanno bene le donne con i burka, il corpo come un solido geometrico, va bene pure il profumo acre dei tribalismi trionfanti…
Ma non abbiamo perso. È tutto come 20 anni fa. Uno di quegli stupidi pareggi fuori casa che non sai se muovono la classifica e se ti hanno fatto buttare via una domenica. Passami la cicca, fammi fare un tiro. Dedichiamolo all’Oriana! Grande. Sì, ma in classifica come stiamo messi? Che ne so…
L’importante è far casino. Inshallah.